lunedì 22 giugno 2026

Intelligenza artificiale e programmazione: facciamo davvero il punto della situazione

 

creazione di un programma tramite AI
Immagine realizzata con agent AI di Duckduckgo

 È una notte d’inverno. Fuori piove forte e sto per andare a dormire. Prima di chiudere il portatile, però, avvio un agent AI e gli affido un compito ambizioso: realizzare un gestionale completo, con moduli per clienti, fatture, personale e contabilità. Allego anche qualche immagine e una descrizione dettagliata del progetto.

Lascio lavorare l’agente e vado a dormire.

La mattina seguente, con il sole che ha preso il posto della pioggia, corro al computer. Con sorpresa vedo che il programma è stato generato. Lo provo, inserisco alcuni dati e sembra funzionare. Sono entusiasta: “Diventerò ricco”, penso. “Non dovrò più lavorare: basterà dire all’agente cosa fare”.

Faccio colazione con un sorriso che non avevo da anni e inizio a proporre il software a negozianti e aziende. Qualcuno accetta di provarlo. Fantastico, mi dico: è l’inizio della svolta.

Poi arrivano le prime telefonate: una funzione non va, un errore compare a video. Verifico e, in effetti, inserendo certi dati il programma si blocca. Apro il codice, ma non avendolo scritto io e non avendo compreso la logica generata dall’AI, non so come correggerlo. Il programma non è utilizzabile.

Questa storia sembra inventata, ma negli ultimi mesi moltissime persone, in Italia e non solo, credono che gli agenti AI possano sostituire completamente il lavoro umano, permettendoci di dormire mentre loro programmano.

La realtà, almeno oggi, è diversa.

Nel mondo dello sviluppo software, alcuni tecnici delegano all’agente AI l’intera scrittura del codice o inseriscono parti generate senza comprenderle. Così si perde un’enorme opportunità di crescita e si rischia di costruire software fragile.

Un programmatore competente, invece, analizza il codice generato, lo confronta, lo corregge e spesso utilizza più agenti AI in parallelo ,anche quattro o più, per valutare quale soluzione sia più performante, manutenibile e corretta.

Questo è il vero approccio professionale all’intelligenza artificiale: non un sostituto, non un servo, ma uno strumento potente che amplifica le capacità del programmatore.

Usare più agenti permette anche di crescere professionalmente: studiare, confrontare e migliorare il codice è un esercizio continuo di apprendimento.

Molti pensano che basti dire “fai questo” a un agente AI e il software si costruirà da solo, come una casa che si erge mattone dopo mattone. Ma se non sappiamo cosa stiamo facendo, quella casa, quel programma, crollerà, e la manutenzione diventerà un incubo.

Il problema non è la perdita dei posti di lavoro, ma ciò che deleghiamo senza controllo: codice che non comprendiamo, errori nascosti, logiche non verificate.

Un bravo programmatore sa che non basta un solo agente AI: ne servono diversi, e serve soprattutto la capacità umana di leggere, correggere e migliorare ciò che l’AI produce.

Concludo, gli agenti AI sono straordinari. Permettono di ridurre i tempi di sviluppo e ampliare la nostra conoscenza. Prima si passavano ore, se non giorni  sui motori di ricerca; oggi, in pochi minuti, otteniamo ottimi esempi di codice.

Ma solo se sappiamo cosa stiamo facendo.

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